UltraNatura, osservare la natura per superarla. Il grandioso lavoro calcografico del Re delle Aringhe

UltraNaturaLa Galleria 291 presenta UltraNatura, una serie di 120 acqueforti dell’artista Re delle Aringhe che, partendo dalle suggestioni date dall’elemento naturale, crea un singolare mondo cosmico fatto di figurazioni organiche che vanno oltre le convenzionali classificazioni del regno animale, vegetale o minerale

A partire dai primi decenni del Cinquecento artisti come Dürer, Barocci e in seguito Rembrandt, van Dyck, Piranesi e Goya hanno fatto delle incisioni di acqueforti su lastre metalliche il loro mezzo privilegiato per esprimersi, elevandone sempre più il livello di tecnica e raffinatezza artistica fino a raggiungere risultati che a guardarli oggi, lasciano senza fiato. Nonostante la possibilità di ottenere stampe in grado di restituire i più minuziosi dettagli della realtà attraverso il segno inciso, questa tecnica calcografica ha conosciuto nel tempo momenti di semi oblio, ovviamente a favore di un mezzo senza dubbio più fedele e immediato come la fotografia. Tuttavia l’incisione è riuscita a non perdere nei secoli il suo fascino e il suo potenziale espressivo, tanto che oggi la Galleria 291 di Roma si impegna a trasmettere questo prezioso sapere pratico e teorico attraverso l’insegnamento delle principali tecniche calcografiche dirette e indirette, utilizzando inoltre materiali rigorosamente no-toxic. Una vocazione che ha dato vita alla collaborazione con l’artista Massimiliano Amati e alla serie UltraNatura, co-ideata e prodotta proprio in seno alla Galleria, e qui esposta fino al prossimo 14 ottobre a cura di Vania Caruso.

UltraNaturaUltraNatura rappresenta il primo lavoro interamente calcografico dell’eclettico Re delle Aringhe (alias Massimiliano Amati) che per esprimere il suo immaginario ha nel tempo indagato differenziati campi artistici: dall’architettura all’illustrazione, dal disegno manuale a progetti di video mapping, fino alla dimensione della performance. Linguaggi diversi ma ugualmente funzionali a dare forma al suo universo immaginifico che in tutti i casi parte sempre dall’osservazione della natura, per essere poi interiorizzata e tramutata in forme fantasiose ed evocative. Pur muovendo dal medesimo processo creativo, la serie di UltraNatura sembra andare ancora oltre: dalle suggestioni date dall’elemento naturale qui le incisioni creano un mondo a sé stante, un universo che intende appunto “superare” la canonica rappresentazione di figure tratte dal mondo animale, vegetale o minerale. Esse volgono piuttosto verso una dimensione cosmica che dà vita a singolari figurazioni organiche, in cui la scientifica suddivisione dei vari regni cessa di esistere a favore di immagini che anzi fondono gli ambiti convenzionali, elaborando un nuovo codice della realtà. 

UltraNaturaL’impegnativa operazione calcografica, sviluppata a partire da 120 matrici differenti e realizzata interamente ad acquaforte, ha dato vita a singole unità allo stesso tempo autonome e “classificabili” in dieci famiglie diverse, ognuna delle quali descritta da un nome che ne sottende le azioni compositive che l’hanno generata. Dieci capitoli di un racconto i cui titoli esplorano il legame tra l’osservazione delle forme della natura e le personali impressioni psicologiche ed emotive dell’autore, in un eloquente dialogo tra esterno e interno. Ed è così che la catalogazione di queste figurazioni cosmiche origina le famiglie destinate a raggruppare 12 forme con dei tratti in comune, come in una sorta di Systema Naturae linneano con cui riunire gli organismi viventi e fossili in base alle caratteristiche morfologiche condivise. Questi i titoli dei capitoli della serie/racconto: Irraggiamento da un centroAutosomiglianza Corruzioni platonicheMomentaneo arresto di forze, ma anche Imo°pressioni dove le forme che partono da un’osservazione della geologia e delle placche tettoniche sembrano subire delle pressioni dal basso – Erotture in cui le figurazioni che ne fanno parte sembrano liberare qualcosa verso l’esterno – Gemmazione di finestre in cui le forme si sdoppiano in diverse aperture – Sezioni di frequenze che richiamano oggetti tagliati che rivelano delle frequenze quasi sonore – Risonanze dove le forme contengono dei pieni e dei vuoti come nella musica  e infine Radicate nel moto i cui disegni esprimono al contempo stabilità e instabilità.

UltraNaturaNonostante la creazione di questa sorta di classificazione “le immagini di UltraNatura sono in realtà tutte collegate tra loro come una concatenazione di pensieri, emozioni, azioni.” Una sequenza di segni e pensieri racchiusi in piccole stampe dal formato quadrato, una scelta che implica il desiderio di voler liberare la forma e farla aprire a diverse possibilità di visione, semplicemente ruotandole. Un dinamismo strettamente connesso alla dimensione narrativa e alla teoria del racconto nei processi creativi da cui, in parte, prende le mosse l’intera serie, concepita anche come contenuto narrativo di due libri d’artista. Ovvero analizzando le strategie che mettono in relazione il tempo e lo spazio nel procedere narrativo delle opere, Re delle Aringhe ha dato forma a due libri interamente rilegati a mano dove, se nel primo lo stesso autore ha suddiviso il tempo narrativo nei dieci capitoli contenenti dodici paragrafi, nel secondo è il lettore a diventare protagonista della narrazione stessa scegliendo autonomamente le molteplici combinazioni possibili, annullando in tal modo la “suddivisione” delle parti e dunque l’idea di un tempo lineare.
Il laborioso e impegnativo lavoro dell’artista durato circa due anni, sottende un’intensa ed eterogenea ricerca teorica che va dalla teoria dell’architettura alle concezioni filosofiche di Pareyson, passando per le teorie sul tempo di Ricœur e Focillon. Questa accurata e profonda ricerca che rivela la solida formazione dell’autore, conferisce all’intera serie di UltraNatura, così come ad ogni sua singola unità, una complessità che la apre a molteplici letture e interpretazioni. Un immane lavoro in cui l’incisione su rame e la morsura unica esprimono tutta la potenza del segno, intanto che l’estrema cura del dettaglio in relazione all’insieme, rimanda all’idea del rapporto tra microcosmo e macrocosmo.  Una produzione artistica di un tale spessore pratico e teorico che fa riflettere sulla relazione tra natura e universo, tra l’infinitamente piccolo del quasi invisibile gesto sul rame e l’infinitamente grande del tutto in cui quel graffio ha avuto luogo, così come sul complesso rapporto tra interno ed esterno che a sua volta inevitabilmente rimanda a quell’universo abissale, insondato e oscuro, abitato dall’animale marino in cui Massimiliano Amati, forse non a caso, ha scelto di trasfigurarsi.

Galleria 291 est fino al 14 ottobre 2017

©Tutti i diritti riservati

Informazioni su Valentina Gallinari

Fondatrice di Octopus Art Magazine, è una storica dell'arte che ama la fotografia e i linguaggi artistici contemporanei. Laureata presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi su censura e trasgressione, continua ad approfondire le tematiche della violazione dei tabù, dell'universo simbolico dei rituali e a narrare tutto ciò che vale la pena di essere raccontato.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *