“Nevicano ore, piovono minuti”, musica e poesia si fondono nell’opera di Fabio Strinati

Fabio Strinati

©Fabio Strinati, Componimento di musica visiva contemporanea

Cosa hanno in comune la musica e la poesia? Per definizione la musica è il susseguirsi di “suoni, rumori e silenzi nel tempo e nello spazio” atti a provocare un’esperienza emotiva, una rappresentazione interna che percezione, azione e memoria contribuiscono a creare. La poesia non è qualcosa di molto diverso, riuscendo a trasmettere concetti e stati d’animo in maniera evocativa e potente attraverso i versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi. Fabio Strinati è un giovane poeta, scrittore e compositore la cui formazione musicale gli permette di utilizzare il componimento poetico come uno strumento musicale, così come di dare forma a poetiche composizioni di musica visiva sul pentagramma.

Con arditi accostamenti lessicali (e musicali) il testo poetico Nevicano ore, piovono minuti evoca paesaggi e stagioni interiori dove il tempo e i pensieri sfuggono e le frequenze musicali della natura si materializzano in suono familiare. Fabio Strinati ci ha raccontato dell’affascinante legame tra musica e testo, della sua idea di poesia e in cosa consiste la musica visiva contemporanea.

Fabio Strinati

©Fabio Strinati, Componimento di musica visiva contemporanea

– La scrittura non è il tuo unico mezzo espressivo visto che nasci prima di tutto come pianista e compositore. Che tipo di legame intercorre tra la musica e i tuoi testi poetici?

La musica è un mezzo espressivo, energeticamente perfetto, che mi ha permesso di raggiungere il vero suono di ogni parola. Le parole vivono, hanno vita propria, e quando vengono pronunciate sviluppano una melodia precisa e lineare. Nel mio caso si tratta di un legame del tutto naturale; adoro il significato di una parola tanto quanto il suo suono. La musicalità di un gesto risiede nella scelta e ogni scelta, è figlia di una nota sul pentagramma della vita.

– Nella poesia che ci hai proposto Nevicano ore, piovono minuti il tempo e il suo scorrere sembrano essere i protagonisti assoluti. Giorni effimeri e corti, brevi notti, la sera che scivola via come l’attimo di un frenetico momento. Nel testo si materializza visivamente tutta la caducità dell’esistenza, il suo essere fuggevole, precaria. Questa riflessione è scaturita dal tormento dell’inafferabilità dell’istante o è più legata ad un tempo interiore e musicale?

Si tratta di un breve componimento che cerca di dilatare il tempo ma purtroppo, senza riuscirci. Il tempo ha una sua cadenza ben delineata e segue la sua strada con estrema semplicità e naturalezza. Siamo noi che cerchiamo di creare uno spazio fittizio, un luogo fasullo dove poterci intrufolare al suo interno senza pagare un prezzo! È anche vero che l’istante è un brevissimo periodo che vive quasi ai limiti della maniacalità, e che tutto ciò che risulta essere sfuggente, possiede un fascino curioso e per nulla indifferente.

– Oltre che nella musica, la tua poetica affonda le radici anche nel profondo legame con la terra e con la natura. Qual è il tuo rapporto con questa “benevola e matrigna” musa ispiratrice?

Io vivo immerso nella natura. Mi nutro ogni giorno dei frutti della terra e tutto questo contorno mi aiuta a sistemare alcuni aspetti della mia disordinata vita ancora irrisolti. Amo la città ma vado poco d’accordo col cemento. Adoro la confusione ma preferisco il silenzio. Detto questo, ho un buon rapporto con tutto ciò che mi fa stare bene. 

– Molti poeti si sono cimentati nel definire il senso del componimento in versi. Cos’è per te la poesia?  Che ruolo riveste nella contemporaneità?

Poesia è quel suono che si rincorre fra una parola e l’altra in un chiaroscuro di ombre rapide e lucenti. Musica che nasce dall’istinto, da un Dentro dove solamente un’anima sintonizzata con il Fuori può cesellare lettere di un’armonia tanto melodiosa quanto frastagliata e dissonante. Uno spazio contenuto dentro ad uno spazio più grande, o più piccolo: poesia corre veloce e sfugge alla vita nonostante la vita sia madre naturale ed artefice poetica dell’immortalità del dire.

– Una tua riflessione sulla musica visiva contemporanea.

Musica visiva contemporanea è quel segno che nasce dal palmo della mano come dalla terra, nascono radici fino a toccare il cuore di una nuvola che si sfarina al vento, o al tocco di un’alba sulla cruna.

 

NEVICANO ORE, PIOVONO MINUTI    

 

“….adesso è già marzo coi colori nuovi, fresca

la vita che dentro ci rimbalza e balla,

anima di cuore, assolato per i campi

in festa….”

Giorni corti

come fraseggi d’anime

è dicembre quel mese finale

che non lascia filtrare

attesa né luce sopra il davanzale

di una stanza vuota e spartana.

 

Passano solerti le locomotive.

 

Il fumo sale in cielo. Una nuvola

si scioglie al vento,

come un verso fragile e terapica,

una sbavatura figlia d’un camino,

fumanti le venature nel vuoto sbiadite.

 

Nevicano ore, piovono minuti

sopra i tetti delle case e dentro,

sfumano pensieri. Come un’alba

nasce e poi muore nel chiaroscuro

della vita, un colore si distende

in una notte senza stella, è buio,

la tua assenza, unica ferita.

*

Brevi appaiono le notti

sopra cornicioni imbiancati!

 

Passano lievi i pensieri assottigliati

come in un imbuto scivolano

lacrime o da una grondaia,

rimasugli d’acqua,

grigia  fertile e  piovana.

 

Trascorrono le ore. Si dividono

fiocchi di neve dissimili fra loro.

 

Minuti, scorrono via uguali

dentro un orologio flemmatico al polso,

col cinturino ormai,

dal tempo logorato.

*

Imperversano venti e scorribande,

vie intasate guarnite d’inverno

al bordo di una strada un biglietto.

 

Di vetro una bottiglia.

 

Una pergamena dentro,

 

ecco come scivola via la sera

l’attimo d’un frenetico momento!

 

Rotolano palloni lungo strade

strette fra alberi canuti.

 

Piangono lettere aperte dal cielo

ululano vocali sordide

tra i vecchi palazzi di un quartiere

abbandonato.

 

Vuota una stanza.

 

Una musica distante: la sento!

 

Ecco come scivola via la sera

l’umore d’un frenetico tormento!

 

Nevicano ore, piovono minuti

sopra i tetti delle case e dentro,

sfumano pensieri. Come un’alba

nasce e poi muore nel chiaroscuro

della vita, un colore si distende

in una notte senza stella, è buio,

la tua assenza, unica ferita.

*

Ascolto il rumore dei miei passi

muoversi cauti fra le ombre

di una strana sorte, e danzo al ritmo

di una cantilena che suona al tocco

della falce sulle spoglie

di una perduta sera,

l’anima dispersa tra le fauci

della notte.

*

Ortaggi d’inverno ostaggi nella serra

s’abbracciano fraterni

come fiocchi di neve già morenti scendono,

i giorni effimeri di un calendario appeso

destinato a sciogliersi s’una parete di bianco verniciata,

che ancora sa di fresco!

*

Sento sfuggire la vita, come dal didentro

sento scandire al cuore i suoi battiti

e sempre un più flebile metronomo,

 

assopirsi nella goccia dell’istante.

*

Dita tremano sui tasti usati dal tempo

e frasi troppo presto interrotte,

nel vuoto sfumano al vento.

 

Passioni musicali salgono al momento

intessute e adrenaliniche, crepitano dentro;

vene intrecciate da un sentimento

come fulgide arterie sgattaiolano via,

su autostrade le serpentesche melodie!

 

Mani all’apparenza leggere, fragili, sane.

 

Mani da cui partono

spesso colpi, suoni, rumori: diesis e bemolli!

 

Pianoforte bianco pregno d’estasi, bianchissimi

i tasti fra le carie le armoniche danze

come sulla vertebra, una scossa penetra il midollo.

 

Fuori, piccoli rumori smuovono le fronde

degli alberi vicini, o lontani?

Orecchio ascolta, o vede? Percepisce

onde che come frequenze si muovono

al tatto di un preludio saggiato col guizzo

della nota, oppure, si scorda di essere

orchestra come il vento con le foglie?

 

Ora, i battiti del tempo sono scanditi

da un metronomo ch’è figlio del cuore.

 

Da un dolore che non ha tramonto,

come sul pentagramma le rime.

 

Nevicano ore, piovono minuti

sopra i tetti delle case e dentro,

sfumano pensieri. Come un’alba

nasce e poi muore nel chiaroscuro

della vita, un colore si distende

in una notte senza stella, è buio,

la tua assenza, unica ferita.

 

 

Fabio Strinati

 

©Tutti i diritti riservati

 

 

 

Informazioni su Valentina Gallinari

Fondatrice di Octopus Art Magazine, è una storica dell'arte che ama la fotografia e i linguaggi artistici contemporanei. Laureata presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi su censura e trasgressione, continua ad approfondire le tematiche della violazione dei tabù, dell'universo simbolico dei rituali e a narrare tutto ciò che vale la pena di essere raccontato.
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