Pacific Palisades, ovvero i confini del proprio territorio interiore

Pacific Palisades

©RomaEuropa Festival

In scena al Macro Testaccio-La Pelanda, per RomaEuropa Fetival  Alessandro Baricco legge e interpreta il poetico testo di Dario Voltolini Pacific Palisades, un suggestivo viaggio tra letteratura, poesia e coinvolgente narrazione

Esiste un luogo interiore in cui ognuno di noi alza le proprie palizzate per segnare quel confine che non deve essere violato, superato, una sorta di difesa dagli altri e dall’esterno. A partire da questa immagine suggerita dal nome di un quartiere di Los Angeles realmente esistente, lo scrittore torinese Dario Voltolini ha dato forma al suo Pacific Palisades, un testo poetico e autobiografico che ha come tema dominante il legame inestricabile tra luoghi e memorie, tra geografia e genealogia. Viste le infinite suggestioni e la disarmante bellezza del testo, per RomaEuropa Festival Alessandro Baricco ha deciso di “accogliere la particolare tessitura di prosa poetica del libro e di portarla in scena” con l’omonimo spettacolo Pacific Palisades, in replica fino a questa sera negli spazi del Macro Testaccio – La Pelanda.

Le struggenti e a tratti dolorose parole di Voltolini, lette e interpretate dalla potenza oratoria di Baricco accompagnato dalle note del compositore Nicola Tescari, danno vita a una lectures musicale emozionante e coinvolgente, in cui ognuno, attraversando i territori della memoria dell’autore, si sorprende a scoprire le sue e le proprie pacifiche palizzate. Il tutto inizia nel fondo di un doppio palco diviso da una vetrata su cui vengono proiettate delle immagini che danno forma visiva a ciò che Baricco racconta, narrando in versi il suggestivo universo immaginario voltoliniano.

Pacific Palisades

©RomaEuropa Festival

Attraverso la travolgente voce dell’autore di Oceano Mare, Voltolini rintraccia la propria storia familiare riflettendo sulle vite di genitori e parenti, vivi o morti, che inserisce nel contesto urbano di Torino, sua città natale, luoghi propri della mappa torinese ma al contempo universalmente riconoscibile nei bar, nelle strade, nelle piazze di qualsiasi altra metropoli. Da qui il desiderio di sottolineare il legame tra la geografia e le proprie radici, tra un luogo ben preciso e il generarsi dell’identità e delle memorie di esperienze vissute o immaginarie. Dai luoghi geografici la narrazione porta automaticamente a quei luoghi interiori, psichici in cui ognuno custodisce gelosamente se stesso e costruisce le proprie palizzate.

“Le palizzate pacifiche sono, per me, una specie di confine, di limite, che ciascuno di noi disegna in un proprio intimo territorio, per segnare un luogo che non dev’essere violato.”

Così lo stesso Voltolini descrive quello steccato che da un luogo reale bagnato dall’oceano Pacifico e più volte citato nel libro, nel suo immaginario si trasforma in qualcosa di “pacifico”, docile, calmo e tuttavia continuamente da difendere. Pacific Palisades sembra voler verbalizzare le suggestioni legate a determinati territori, certe intime e ineffabili sensazioni profondamente connesse alla propria soggettività e a precisi luoghi, come quell’inconfondibile odore del posto in cui siamo cresciuti, come, ad esempio, “quello dei tigli nell’aria calda di Piazza Pitagora a Torino, dopo il tramonto”. I versi in prosa di Voltolini riescono ad essere così evocativi e così visivamente efficaci da far materializzare nell’immaginazione quello che descrive, che sia “la donna che va nei bar” o il cugino nuotatore, o ancora l’uomo che si riempie i polmoni di veleno con l’amalgama dei pneumatici. Racconti personali che diventano anche i nostri, episodi del passato che l’ammaliante voce di Baricco, fusa alle meravigliose musiche di Tescari, trasforma in un’emozionante viaggio dentro se stessi.

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Informazioni su Valentina Gallinari

Fondatrice di Octopus Art Magazine, è una storica dell'arte che ama la fotografia e i linguaggi artistici contemporanei. Laureata presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi su censura e trasgressione, continua ad approfondire le tematiche della violazione dei tabù, dell'universo simbolico dei rituali e a narrare tutto ciò che vale la pena di essere raccontato.
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