OverǀState, l’intima catarsi di Ilias Georgiadis

Ilias Georgiadis

OverǀState ©Ilias Georgiadis

La Galleria Interzone ospita fino al 30 Novembre la prima mostra italiana del giovane fotografo greco Ilias Georgiadis, dal titolo Over|State, curata da Michele Corleone e Martina Alessandrini

Comodamente sprofondati sul divano di pelle marrone Frau anni ‘60 che arreda uno dei due spazi dell’intima galleria Interzone, mi riservo l’opportunità di fare a Ilias qualche domanda in più sul suo primo progetto fotografico e in generale sul suo approccio alla fotografia.
Ilias, classe 1990, si avvicina alla fotografia all’età di 19 anni, quando inizia a fermare frammenti della sua vita quotidiana. La potenza e la consapevolezza di quello che sarà per lui l’utilizzo del medium fotografico arriva però solo più tardi. Dopo aver abbandonato gli studi matematici decide di compiere un lungo viaggio da solo in molte regioni della Grecia, un viaggio che sarà “iniziatico” perché lo farà entrare in contatto con la natura misteriosa delle emozioni e con il suo io più profondo.

-Ho letto in un’altra intervista che hai iniziato a fotografare ossessivamente al ritorno da questo lungo viaggio che hai intrapreso, perché? Cosa è successo al tuo ritorno?

Ho viaggiato da solo per molto tempo perché sentivo di averne bisogno. Durante il viaggio scattavo fotografie per esplorare il paesaggio naturale e urbano che mi circondava, e la fotografia è lo strumento adatto per fare ciò. Non pensavo a me stesso a quel tempo come fotografo né tanto meno come artista. Viaggiare da solo ha significato avere la chiave di accesso alla mia interiorità. La necessità che sentivo era quella di andare a fondo, di comprendere le ferite dentro di me, così da ricongiungermi con la più profonda parte di me stesso, con le mie emozioni, le persone, e con il mistero che circonda la vita. Passo dopo passo si va sempre più a fondo e il picco l’ho raggiunto una volta tornato, quando il ricco bagaglio emotivo accumulato mi ha paralizzato e mi ha fatto sprofondare nell’oscurità, nella solitudine, nel vuoto.

 

-La fotografia è stata la tua àncora di salvezza…

Sì, esatto. Al mio ritorno, perso in questa oscurità ho deciso di dare a me stesso una chance, di fare qualcosa da zero, così ho iniziato a scattare fotografie. Ai miei amici, ai miei luoghi, alle situazioni che vivevo. È stato doloroso ma ho capito che fotografare mi faceva sentire più vicino alle persone ed era questo di cui avevo bisogno. E quando lo facevo sentivo di essere al posto giusto, al momento giusto. Mi faceva sentire vivo e rincorrere quei momenti è stata un’ossessione per me.

 

-Credi quindi che la fotografia abbia un potere catartico?

Penso che l’arte in generale come creazione artistica sia il processo più catartico nella vita. Quando si crea, si raggiunge quel punto dove ti riconnetti a quel fiume di mistero e infinità. Come essere umano ti riconnetti con l’Universo/Cosmo. Con la fotografia raggiungi questo punto vivendo e facendo esperienza della vita. E questo, come già detto, mi aiuta a guarire le mie ferite e a sentire le persone più vicine.

 

Ilias Georgiadis

OverǀState ©Ilias Georgiadis

-Credo che anche nella forma del titolo che hai scelto per questo tuo primo lavoro sia racchiusa l’esperienza che ti ha portato fin qui. Mi è piaciuto nel comunicato stampa, scritto insieme a Michele, portare l’attenzione proprio sul segno grafico della barra verticale che divide le due parole over e state. Nel momento iniziale sei tu, con tutte le tue sofferenze e nel momento successivo sei sempre tu, ma con valore aggiunto, la fotografia, che ti ha aiutato a superare quella tua condizione iniziale, giusto?

 Non potevi trovare parole migliori per spiegarlo, grazie.

 

-Questa mattina mentre ero sola in galleria mi sono lasciata attraversare dalle tue immagini. Quello che ho percepito è un mondo fragile, toccante, sfuggente. Allo stesso tempo vibrante anche, vedo infatti in tutte quelle imperfezioni della pellicola (graffi, polvere, macchie) una tensione che le lega tutte. Ho notato però una nota “stonata” in questo tuo linguaggio che si ripete. L’unica immagine chiara e nitida tra quelle esposte è quella della tua città di origine. Che rapporto hai con il posto dal quale provieni?

Ognuno di noi è fortemente legato al posto dal quale viene. Mi piace la mia cittadina  (Florina, ndr). Rappresenta per me la tana del coniglio, il mio rifugio. Quando sono lì lavoro meglio, sono più concentrato e non ho nessun tipo di distrazione.

 

-Come vivi il momento della messa in mostra del tuo lavoro? So che non è la prima volta che ti succede (Ilias ha già avuto esibizioni personali a Cracovia, Tolosa e Atene, ndr.) ma qual è la sensazione generale che provi quando Over|State viene esposto?

Lo vivo come una sofferenza. Mi sento di paragonarlo, anche se non lo proverò mai sulla mia pelle, ad un parto. È il mio bambino che viene dato alla luce e che nel fare ciò, provoca dolore.

 

-E ora che il tuo bambino è nato, come si prosegue? Ne è in gestazione un altro?

 Sì, certamente. Fotografare ormai è parte integrante delle mie giornate, fatta eccezione per i momenti in cui sono fuori per lavoro, come in questo momento. Non ho nemmeno la macchina fotografica con me!
Sento che Over|State è il mio progetto da adolescente. Ha rappresentato un’esplosione potentissima di emozioni che sono state serbate dentro di me per tanto tempo e che hanno trovato però il modo di uscire fuori. Se la mettiamo su un piano meteorologico: questa prima fase è il temporale, è suono, è rumore, è oscurità con qualche lampo di luce. Quello che sto vivendo adesso invece è un tempo nuvoloso che però tende al miglioramento. Quando uscirà il sole, ci sarà solo silenzio.

 

-E posso facilmente immaginare che questo si rifletta anche nelle tue fotografie…

Sì, adesso sono più rilassato e tranquillo. Faccio esperienza del mondo con un atteggiamento diverso. In precedenza, al tempo di questo lavoro, il mio sguardo era totalmente egocentrico. Adesso qualcosa è cambiato, mi sento cresciuto, sono più vicino alla realtà ora e mi interrogo su di essa, non più su me stesso.

 

©Tutti i diritti riservati

 

Informazioni su Martina Alessandrini

Laureata in Storia dell'Arte all'Università di Roma La Sapienza, negli anni universitari svolge un tirocinio all'interno di un archivio fotografico storico conservato all'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Lì incontra la fotografia che inizierà a studiare in maniera autonoma, dai suoi inizi ad oggi. Dopo un'esperienza lavorativa all'estero, ora collabora con la Galleria Interzone che si occupa di fotografia contemporanea
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