Le emozioni disegnate: La casa dei piccoli cubi e Golden time

La casa dei piccoli cubi, Kunio Kato

Due cortometraggi – disponibili su Netflix – raccontano in maniera profonda e struggente la metafora della vita

Come si può descrivere un’emozione? In che modo è possibile raccontare un sentimento? Spesso le parole sembrano non bastare per cogliere l’inafferrabilità degli stati d’animo. Ma allora come fare? Kunio Katō e Takuya Inaba sono riusciti a imbrigliare un istante di vita e narrarlo in punta di pennello. Il risultato è quasi magico.
La casa dei piccoli cubi (2008, Kunio Katō) e Golden time (2013, Takuya Inaba) sono cortometraggi di animazione che affrontano in maniera delicata ed emozionante il tema dello scorrere del tempo. Protagonista del primo un anziano solo, che condivide la piccola stanza in cui vive con alcune fotografie e la sua inseparabile pipa. L’immagine del vecchio che pesca immergendo la lenza in una botola nel pavimento trasporta lo spettatore nel mondo surreale in cui si svolge l’azione: l’anziano abita all’ultimo piano di una torre altissima e sommersa dall’acqua del mare che inesorabilmente cresce di livello. Vedendo la propria stanza invasa dai flutti, il protagonista è costretto a costruire sul tetto della propria abitazione un rifugio asciutto, collegato alla camera sottostante da una botola. Trasportando i propri averi nella nuova stanza, l’anziano signore perde inavvertitamente la pipa, che scivola nella botola e affonda lentamente verso il fondo del mare.
Inizia così uno struggente viaggio nei ricordi: tuffandosi alla ricerca della pipa, il protagonista ripercorre la propria vita che magicamente danza davanti ai suoi occhi in ogni stanza che raggiunge nuotando. L’etera figura della moglie malata, le inafferrabili sagome dei figli, la commovente immagine della propria giovinezza rivivono come d’incanto man mano che il vecchio prosegue l’immersione. Giunto al fondo della torre sommersa trova la solidità della pipa e l’effimero ricordo dello sbocciare dell’amore con sua moglie.

Golden time, Takuya Inaba

Non sono stanze ma rifiuti a sovrapporsi in Golden time. Takuya Inaba dà vita a un vecchio televisore che viene lasciato in una discarica e si ritrova a dover gestire lo straziante senso di abbandono. La conoscenza di altri oggetti rotti e dimenticati – un ventilatore dalle pale sbeccate, un secchio bucato, una sedia a cui manca la seduta, un pupazzo fuori moda – non sopperisce alla nostalgia di casa, che rivive nei ricordi del buffo protagonista. Vagando sconsolato tra i cumuli di rottami alla disperata ricerca di una via di fuga o di una maniera per ripararsi, il televisore si procura accidentalmente nuovi danni aggravando il proprio senso di inutilità. Privato dell’antenna e dello schermo, il protagonista cerca di evadere dalla sua condizione infelice aggrappandosi con forza ai ricordi di quando rappresentava un elemento fondamentale della vita familiare. La perdita della propria funzione lo spinge a isolarsi e a incattivirsi, trasferendosi in mondo parallelo in cui la solitudine sembra essere l’unica compagna possibile.
È proprio nel momento più buio che il televisore viene raccolto dalla discarica e caricato su un camion sgangherato, diretto probabilmente verso la rottamazione. Le espressioni di terrore e impotenza che attraversano i volti dei rifiuti e, inevitabilmente, dello spettatore, sono inaspettatamente riscattati dal finale del corto: una nuova funzione viene donata al televisore, ansioso di iniziare una nuova vita.

Golden time, Takuya Inaba

La casa dei piccoli cubi e Golden time dipingono con straordinaria fedeltà la metafora dell’esistenza. In una società che tende a dare valore solo a ciò che rappresenta una novità, il vecchio e il rotto non trovano un proprio spazio e finiscono abbandonati e dimenticati. Ma il suolo su cui poggiano i nostri piedi è fatto di ricordi, di esperienze passate, di occasioni e stimoli da cui attingere per costruire il presente. Ignorare ciò che è stato significa ingannare se stessi e vivere in un mondo menzognero e fasullo.
Kunio Katō e Takuya Inaba sfiorano delicatamente i sentimenti dello spettatore spingendolo a riflettere sul senso della vita.

 

Informazioni su Marina Valfrè di Bonzo

Dopo gli studi triennali in Scienze e Tecnologie per i Beni Culturali, Marina Valfrè si iscrive al corso di laurea specialistica in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, completando il percorso accademico nell'estate del 2018 con una tesi sulla fotografia off-camera. Appassionata di arte, cinema e teatro, si sta impegnando per entrare nel mondo dei musei, con l'obiettivo di rendere la cultura più accattivante e accessibile a tutti. Nel tempo libero cura le proprie piante e legge avidamente libri e fumetti.
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