La fabbrica dell’utopia di Piranesi, elogio e suggestioni della magnificenza romana

La fabbrica dell'utopiaStupore e meraviglia è ciò che si prova davanti alle monumentali tavole di Giovanni Battista Piranesi, esattamente come deve essere stato di stupore e meraviglia il suo commosso entusiasmo, provato davanti allo spettacolo delle “parlanti ruine” dei Fori Imperiali e alla travolgente magnificenza dei resti dell’architettura romana, che ebbe la fortuna di ammirare quando si trasferì a Roma nel 1740. L’esposizione, ospitata dal Museo di Roma Palazzo Braschi dal 16 giugno al 15 ottobre 2017, con oltre 200 opere grafiche intende rendere omaggio a questo straordinario incisore e architetto veneziano, tra i più noti e apprezzati dell’epoca, ma tuttora straordinariamente attuale, forse per quel suo sentimento di nostalgia per un grandioso passato ormai perduto e di (in)sofferenza e lotta utopistica contro l’attualità di una Roma che già a quel tempo risultava inadeguata alla sua immensa storia e che, con il suo degrado, ne soffocava i resti nell’informe accozzaglia di stili e strutture abitative. Da qui la sua utopia di immortalare in una sorta di fermo immagine fotografico ciò che restava della grandezza delle costruzioni antiche per preservarne il ricordo prima che il tempo, aiutato dall’uomo, lo potesse inghiottire e dissolvere nel suo lento e inesorabile oblio.

La fabbrica dell'utopiaNelle sue grandiose Vedute di Roma, nelle varie raccolte di Antichità Romane, nei fantasiosi Capricci e nelle famose e suggestive visioni delle Carceri, Piranesi restituisce infatti una minuziosa attenzione ai dettagli  arricchita da “un’iperbolica successione di invenzioni fantastiche”, dando vita a un mondo totalmente sconosciuto e nuovo, dove ogni contenuto descrittivo viene straordinariamente esasperato, pur nell’esattezza della sua resa, da una suggestione di inaudita potenza. Particolarmente affascinato dalle rovine della città eterna , la produzione delle Vedute di Roma, una raccolta di tavole raffiguranti ruderi classici e monumenti antichi, in piena epoca di Gran Tour portava le immagini della città in giro per l’Europa facendone conoscere le bellezze, contribuendo al contempo ad accrescere la notorietà di Piranesi e a diffondere il suo stile unico, fatto di visioni prospettiche inusuali e pervaso da un sublime sentimento di grandezza del passato antico.

La fabbrica dell'utopiaTuttavia l’utopia di un’architettura impossibile prende forma ancor più concreta nelle celebri e cupe serie delle Carceri realizzate tra il 1745 e il 1761, creazioni fortemente visionarie di grande impatto emotivo sulla cultura del tempo, in cui l’architetto riesce a esprimere tutta la sua sensibilità inquieta e che hanno mantenuto nel corso del tempo un fascino inalterato protrattosi fino ai giorni nostri, influenzando arte, letteratura, teoria architettonica, fino alla moderna cinematografia. Le Carceri segnano un enorme salto qualitativo, non solo dal punto di vista della tecnica incisoria, ma soprattutto per la concezione spaziale fondata su una prospettiva geometricamente ineccepibile eppure sfuggente, che crea un effetto straniante e a tratti addirittura inquietante. L’intrico di scale, i frammenti antichità in rovina, gli strumenti di tortura inseriti in una prospettiva labirintica che moltiplica i punti di fuga, creano un senso di vertigine che fa sentire sulla pelle tutta la sofferenza della segregazione, dell’assenza di luce e di libertà. All’interno dei bellissimi spazi di Palazzo Braschi, sala dopo sala si susseguono le oltre 200 acqueforti, ma anche foto e opere scultoree dell’epoca, in un viaggio pieno di suggestioni che rimarca quanto immensa sia stata la grandezza artistica di Piranesi, ma anche esattamente ciò che lui stesso sentiva e che in qualche modo denunciava con le sue dettagliate e fantasiose “fotografie” e con il suo titanico e utopico progetto di salvare la civiltà attraverso l’architettura: il contrasto radicale tra l’immensità delle vestigia antiche e l’inadeguatezza della Roma moderna che con il suo degrado urbano e culturale non era (e non è) forse degna della sua storia.

Informazioni su Valentina Gallinari

Fondatrice di Octopus Art Magazine, è una storica dell'arte che ama la fotografia e i linguaggi artistici contemporanei. Laureata presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi su censura e trasgressione, continua ad approfondire le tematiche della violazione dei tabù, dell'universo simbolico dei rituali e a narrare tutto ciò che vale la pena di essere raccontato.
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2 commenti

  1. Ciao.

    Gli articoli sono tutti molto interessanti. Ricercati ed originali, mai banali e l’ inserimento di molte foto li rende ancora più appassionanti e leggibili. L’ unico appunto è che a volte si perde il filo perché una stessa frase contiene tante informazioni e ci sono anche una quindicina di righe senza punto ( ma solo virgole, due punti etc. ) Il che non aiuta la lettura da un punto di vista di lettori occasionali, che vanno invece attirati con la semplicità. Per farli appassionare al Magazine.
    Un altra cosa da tenere presente in un futuro più o meno prossimo: gli argomenti trattati sono molto forti a volte ed è intrigante che un sito di Arte “italiano” se ne occupi. Ma per la crescita e diffusione del Magazine una traduzione in lingua straniera potrebbe aiutare.

    Comunque complimenti! Non sono un appassionato di siti di Arte ma l’ ho trovato molto interessante e lo seguo regolarmente.

    Brava!!!!!

    • Valentina Gallinari

      Grazie Daniele, il tuo contributo è fondamentale per migliorarci e rispondere alle aspettative di chi ci legge. Il linguaggio on line in effetti è molto diverso da quello di una rivista cartacea: deve essere più semplice e immediato e per questo spesso sacrificato. Siamo consapevoli che a volte gli articoli non risultano di facile lettura, ma chiediamo ai nostri lettori un piccolo sforzo per mantenere un livello linguistico degno degli argomenti trattati e di una vera e propria rivista di arte e cultura!
      Grazie ancora per il tuo contributo, continua a seguirci!

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