Casa dolce casa! A Roma il ritorno alla caverna presentato dal collettivo KAYA

©Kerstin Bratsch and KAYA

Nella Stalla della Fondazione Memmo di Roma, il gruppo KAYA composto dalla pittrice Kerstin Bratsch e dallo scultore Debo Eilers allestisce “KOVO”, una parentesi di spazio post-civilizzato. In questa sala oscura, in cui riecheggiano i suoni composti dal musicista Nicolas An Xedro, l’aspetto primordiale è solo simulato. Un percorso di civiltà è avvenuto, salvo poi essere franato in uno scenario di inquietante brutalità.
Lungo le pareti si susseguono delle pelli cucite, dipinte con un vezzo estetico subito smentito da mostruose forme fantascientifiche e da lunghi chiodi intimidatori. Talvolta gli stessi chiodi sorreggono quelli che sembrano dei trofei, rubati ed esposti, resi ormai oggetto di scherno. Piccole teste di calciatori, modellini dipinti del David michelangiolesco, riproduzioni in legno di Pinocchio. Tutti mondi già avvenuti, i cui protagonisti, divenuti sempre più popolari, sono ora derisi, destituiti dal proprio ruolo.

A dividere la sala, un grande telo appeso al soffitto, anch’esso risultante dall’unione di lembi di pelle lavorata. Interrompono la superficie cucita dei buchi circolari più o meno grandi, contornati da anelli. Un muro con delle falle, dunque. Sono loro a consentire, assieme allo specchio sottostante, un passaggio tra le due facce del medesimo velo. Un lato rimane sospeso nella penombra, l’altro gode dell’illuminazione di alcune lampadine che scendono radenti lungo la parete.

©Kerstin Bratsch and KAYA

Questo muro fluttuante si presta a molteplici riflessioni. Riporta alla memoria l’atavico mito della caverna narrato da Platone, con tutte le sue fasi conoscitive. Dall’oscuro stato di ignoranza, alla conoscenza riflessa, alla contemplazione diretta della luce. Qui, si può scegliere da che parte stare. Se lasciarsi catturare dall’ignoto fascino del buio o se invece seguire i bagliori filtrati dai fori fino a giungere all’abbagliante illuminazione dei LEDs.
Gli specchi, d’altra parte, permettono di sostare in una zona liminare, tra il fianco buio e quello illuminato. Forse, questa posizione intermedia consente di valutare più adeguatamente la propria condizione.In questo scenario post-civile, in cui la luce più che condurre ad una conoscenza ‘alta’ non fa altro che svelare le abiette brutture depositate dall’uomo sotto forma di chiazze di vernice o scarabocchi sbiaditi, pare quasi preferibile fare a meno dell’illuminazione. Eppure ignorare non si può.

Forse la chiave risiede proprio in quegli specchi che ci riflettono, in quei fori che ci lasciano intuire altro. Ripulire i primi, allargare i secondi, passare oltre per scongiurare il nostro ritorno ad una casa abbandonata anni e anni fa.

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Informazioni su Francesca Salvati

Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università La Sapienza di Roma con una tesi in estetica. Crede che l'arte, in tutte le sue forme, ci aiuti ad acquisire maggiore consapevolezza del nostro essere al mondo consentendoci di vivere nel modo più libero e creativo possibile
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12 commenti

  1. Una descrizione così accurata che si ha l’impressione di avere le opere d’arte davanti agli occhi! Brava Francesca

  2. Una descrizione fluida ma intensa,immediata senza essere superficiale.passione vivida e conoscenza profonda che riesci a far condividere con semplicità. Grande Francesca pittrice di parole !!

  3. Rendere fruibile l’arte contemporanea, ad un pubblico inesperto non è semplice.
    Questo articolo ci riesce e soprattutto incuriosisce.

  4. Hai descritto con poesia tutto ciò su cui hai posato lo sguardo. Complimenti per il tuo lavoro

  5. Grazie, per aver lasciato con le tue parole un’ emozione immensa.
    Per la grande importanza dell’Arte,che trasmetti attraverso il tuo articolo.

  6. Antonella Bondanini

    Ciao Francesca, ti ringrazio per il tuo articolo, le tue parole mi hanno fatto riflettere…….brava!

  7. Marcella Ventura

    Le tue parole Francesca sono “ILLUMINANTI” per chi ,come me ,non è abituato a metabolizzare tanta grazia artistica!!!
    Brava e grazie mille !!! Marcella Ventua.🤩🤓

    • Francesca Salvati

      Grazie Marcella, sono davvero felice di sapere che queste riflessioni siano riuscite a “portare un po’ di luce”!

  8. Giovanna Ruggeri

    Grazie Francesca di avermi fatto vivere questa particolare esperienza attraverso le tue parole! Giovanna Ruggeri

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