Isotta Bellomunno, tra ironia e origini familiari. Un viaggio nella poetica dell’artista partenopea

Isotta Bellomunno

©Isotta Bellomunno, Sacredcream, 2015

Nella sua ricerca sulle origini e sul punto supremo in cui la vita si ricongiunge alla morte, Isotta Bellomunno esplora archetipi e tabù unendo spesso – nei suoi disegni, fotografie, istallazioni e performance – la simbologia pagana a quella cristiana.

Nel 1987 nasce a Napoli Isotta Bellomunno, madre di poliedrici momenti artistici. Si rapporta al mondo dell’arte in maniera interessante e imprevedibile e la sua poetica gravita attorno a due grandi temi: un binario che percorre da una parte l’immagine dell’amara ironia, provocatoria e irriverente, mentre, dall’altra, il concetto delle origini familiari viaggia in parallelo.
La sua produzione è giovane, ma vasta. Interessante è il tema della bara, piuttosto ricorrente nelle sue opere, desacralizzato omeopaticamente e trasformato in sperimentazione. Nel suo percorso artistico la bara prende la forma di oggetti ludici (Unisci con una freccia il cucchiaino al dolcetto giusto, 2008), ma anche di un ripiano per l’impasto del pane (Not all that rises is bread, 2012) in un provocatorio capovolgimento di significati che ha il chiaro intento di trasgredire il tabù dell’icona della morte. Fra i suoi ultimi lavori risale al 2013 #labarabarca, per cui l’artista prevede un viaggio simbolico, compiuto su una barca proprio a forma di bara.  Per comprendere l’ottica della Bellomunno nella performance #labarabarca è importante il riferimento al legame alla tradizione, più che mai sentito nella zona mediterranea, Si tratta della volontà viscerale di un ritorno alle origini, un conforto fra le braccia dell’appartenenza, del proprio humus. Il viaggio è un percorso di vita, inteso come relazione ciclica della vita di un uomo, quindi concepimento-nascita, gestazione-vita, nascita-morte.
Gli elementi che costituiscono la bar(c)a non sono lasciati al caso. I remi sono simbolicamente intesi come la lotta dell’esistenza umana: lotta che come campo di battaglia calpesta un liquido amniotico che la Bellomunno identifica con il mare, fonte di vita e allo stesso tempo di morte. Anche il luogo è ricco di simbologie visto che si tratta delle acque antistanti il Castel dell’Ovo, protagonista della leggenda dell’uovo donato da Virgilio a protezione della città, immagine di appartenenza, di fragilità e al tempo stesso di forza: l’immagine di Napoli.

Isotta Bellomunno

©Isotta Bellomunno, #labarabarca, 2013

L’irriverenza di Isotta Bellomunno non si limita a questo intervento. L’aspetto religioso sottende quella ricerca sulle origini familiari accennata prima. Al principio si pone un’archetipa divinità femminile, la Grande Madre, colei che porta il concetto di “materno”, ma si accolla il peso dell’ambivalenza di “madre terribile” e “madre benigna”. E’ questo il tema che la Bellomunno affronta nel suo ciclo di lavori dal nome Latte di Mamma, risalente al 2015.

Isotta Bellomunno

©Isotta Bellomunno, Latte di mamma, 2015

In questo progetto la madre ideata da Bellomunno è sviluppata attorno ai toni cristiani: l’immagine religiosa è proiettata in un contesto contemporaneo e viene declinata quindi ad una concezione commerciale, proposta dalla macchina per tirare il latte usata per gli sfruttamenti intensivi in cui si nota il tentativo di intendere la religione come oggetto di consumo. Giungiamo quindi all’iconografia del seno che, in questo caso, fa riferimento alla Maria Iactans (la Madonna a seno nudo, simbolo della Madre di tutti i cristiani e della Chiesa con il suo potere di nutrimento spirituale) ma analizzando più a fondo, sappiamo che la scelta del seno bovino è dovuta al suo riferimento a Iside. La denuncia sociale che trapela dal progetto non è però l’unica chiave di lettura: la ricerca della Bellomunno è anche rivolta ad un aspetto personale, una ricerca di matericità, di un legame fisico piuttosto che spirituale.
La giovane artista napoletana non si è mai fermata in questi ultimi anni di produzione, rendendola, anzi, più viva che mai. Recentemente ha pubblicato un piccolo libro di illustrazioni dal titolo Un maiale e un elefante, simpatico, dai toni scherzosi e ambigui. La personalità eccentrica e sicura di Isotta viene trasmessa in tutti i suoi progetti, insensibili alle convenzioni, irriverenti e ricchi di carattere proprio, come se fossero una ramificazione della stessa artista. L’esperienza migliore è quella del dialogo, e Isotta è davvero capace di trasmettere quel che vuole, senza troppi giri di parole, con grande empatia.

www.isottabellomunno.com

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Informazioni su Federica Comoretto

Attualmente al secondo anno di studi del corso in Beni Culturali storico-artistici presso l’Università di Torino. Da sempre appassionata di arte, ho affrontato l’aspetto più pratico di quest’ultima frequentando il ramo di specializzazione in pittura e scultura al Liceo Artistico Renato Cottini di Torino, esperienza che mi ha insegnato ad empatizzare in maniera più profonda col dato artistico. Amo qualsiasi forma d’arte, dalla musica alla fotografia, dal cinema alla scultura, dall’oreficeria alla pittura. Il mio proposito è quello di far vedere aspetti nascosti dell’arte di oggi, di ieri e di domani, ed essere di aiuto per comprendere ed apprezzare ogni creazione artistica.
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