Gli spazi urbani e i suoi abitanti: il surrealismo color pastello di Ben Thomas

©Ben Thomas

Pluripremiato autore noto per la sua fotografia concettuale, Ben Thomas concentra la sua ricerca “iperrealista” soprattutto su scene urbane di città ad alta densità abitativa, utilizzando varie tecniche come la manipolazione avanzata del colore, il mirroring e la fotografia tilt-shift, per indagare i rapporti tra la società e gli ambienti da essa costruiti.

Il giovane fotografo e film-maker australiano Ben Thomas è nato ad Adelaide e, da sempre, ha edificato il suo lavoro sugli spazi urbani. Quando, ventenne, si trasferì a Melbourne, Ben iniziò a dedicarsi alla fotografia come strumento per scoprire e documentare la sua nuova casa e fu proprio questo processo di documentazione che lo fece appassionare alla fotografia come ricerca personale. Nonostante una formazione da autodidatta, Ben Thomas può vantare un gran numero di progetti intrapresi durante la sua carriera, incentrati soprattutto all’ambiente urbano costruito e su come questo influenzi le relazioni umane, a partire da quello più rilevante, Cityshrinker, risalente al 2007 e realizzato scattando fotografie da un elicottero.
Cityshrinker ebbe un successo enorme principalmente perché è stato considerato uno dei maggiori progetti pionieristici sul tilt-shift, ovvero sull’utilizzo del cosiddetto “obbiettivo decentrabile”. Per tilt-shift s’intende un obbiettivo utilizzato più spesso nella fotografia d’architettura poiché più preciso: permette, infatti, di effettuare correzioni prospettiche delle foto in fase di ripresa spostando il centro del gruppo ottico, correggendo dunque quelle imperfezioni prospettiche che si riscontrerebbero nella ripresa di edifici o di grandi strutture utilizzando un normale obbiettivo.

©Ben Thomas

Thomas non si smentisce e, nel 2012, sfidando nuovamente i confini della percezione fotografica, mette in atto ancora una volta una sperimentazione molto interessante con il progetto Accession. Servendosi di specchi e caleidoscopi, le grandi scene urbane vengono decostruite e ricostruite in uno stile caleidoscopico: Ben gioca con l’immagine del tessuto urbano specchiandolo su sé stesso e creando così dei forti effetti percettivi.
È però dal 2015 che lavora su uno dei suoi progetti più interessanti e che colorano il suo profilo Instagram: Chroma, destinato ad essere seguito nel 2016 da Chroma II e poi Chroma III. Questa volta mette in atto una comunicazione che viaggia attraverso grandi superfici dai colori pastello, piatte, ma allo stesso tempo molto eloquenti. Le notevolissime composizioni che dimostrano lo studio approfondito da parte del fotografo, coincidono con un’interessante visione della società odierna. La scelta di questa piattezza coloristica non è, quindi, per niente casuale: Ben Thomas tenta di dimostrare come la società plasmi a sua immagine e somiglianza il suo mondo, la sua città ed i suoi luoghi che, di conseguenza, risulteranno piatti, proprio come i suoi stessi abitanti.

©Ben Thomas

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Informazioni su Federica Comoretto

Attualmente al secondo anno di studi del corso in Beni Culturali storico-artistici presso l’Università di Torino. Da sempre appassionata di arte, ho affrontato l’aspetto più pratico di quest’ultima frequentando il ramo di specializzazione in pittura e scultura al Liceo Artistico Renato Cottini di Torino, esperienza che mi ha insegnato ad empatizzare in maniera più profonda col dato artistico. Amo qualsiasi forma d’arte, dalla musica alla fotografia, dal cinema alla scultura, dall’oreficeria alla pittura. Il mio proposito è quello di far vedere aspetti nascosti dell’arte di oggi, di ieri e di domani, ed essere di aiuto per comprendere ed apprezzare ogni creazione artistica.
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