Corpo a Corpo, la Body Art come veicolo di protesta

Corpo a Corpo

©Goldschmied & Chiari, Dispositivi di Rimozione #30, 2012

Alla Galleria Nazionale la mostra “Corpo a Corpo” esplora la tematica della corporeità ripercorrendo i momenti salienti della Body Art, quando dagli anni Sessanta ai tempi attuali, nuove ed estreme pratiche artistiche si pongono il problema del collocamento dell’individuo all’interno della società, utilizzando il corpo stesso come oggetto artistico e veicolo di protesta

I grandi cambiamenti storici, sociali e culturali verificatisi nel corso degli anni Sessanta non potevano non avere conseguenze anche sul linguaggio artistico, determinando la forte esigenza di scardinare i classici medium ritenuti inadeguati, a favore di nuovi mezzi espressivi in grado di esternare e rappresentare inedite esigenze e stati d’animo, via via sempre più urgenti e complessi. Sulla scia di quelle che erano state le esperienze degli happening di Fluxus e dell’arte performativa sul finire degli anni Cinquanta, nel decennio successivo si affermò con forza la corrente artistica della Body Art ancora oggi vitalissima, un linguaggio “esperenziale” che prevede l’utilizzo del corpo come strumento privilegiato dell’espressione creativa, sia sfruttandolo come oggetto su cui compiere operazioni artistiche, sia come soggetto che dà forma al messaggio artistico. La mostra Corpo a Corpo in corso alla Galleria Nazionale di Roma fino al prossimo 24 settembre, ripercorre i momenti salienti di questa straordinaria pratica d’arte ponendo l’attenzione sul percorso di alcune artiste che, in modi diversi, si sono fatte portavoce di istanze femministe alla base di quel processo di autodeterminazione e riaffermazione della donna che ha segnato i due decenni Sessanta e Settanta.

Corpo a Corpo

©Renate Bertlmann, “Verwanglungen (Transformations),” 1969

In anni in cui, soprattutto in ambito artistico, persisteva un’enorme e inaccettabile disparità tra uomo e donna, attraverso la riappropriazione del proprio corpo le artiste rivendicavano con forza il loro ruolo nella società e il diritto di vivere una sessualità libera. Nell’ambito del processo di “liberazione della donna” tra le prime artiste che fecero del loro corpo un’opera d’arte, l’esposizione curata da Paola Ugolini pone l’attenzione sulle esibizioni estreme di autrici quali Gina Pane che, attraverso atti di autolesionismo praticati con lamette, spine di rosa e vetri rotti, denunciava col proprio corpo le concezioni antiquate e maschiliste della figura femminile, facendo della sua poetica intrisa di spiritualità una forma di rivolta e sacrificio per i diritti umani, politici e ambientali. All’interno del percorso espositivo è analizzato anche il lavoro di Marina Abramović che, con le sue performance che richiedono lunghe preparazioni mentali, ancora oggi esplora i limiti fisici del proprio corpo e come questo riesca a rapportarsi con il pubblico, così come il linguaggio di Ketty la RoccaSuzanne Santoro o Francesca Woodman morta suicida a 23 anni la cui opera fotografica si concentrava soprattutto sulla rappresentazione del suo corpo e su ciò che lo circondava.

Corpo a Corpo

©Gina Pane, Azione sentimentale, 1973

Corpo a Corpo

©Gina Pane, Azione sentimentale, 1973

Corpo a Corpo

©Marina Abramovic and Ulay, Imponderabilia, 1977

A dimostrazione che il filone espressivo della Body Art non si è mai esaurito, ma anzi, appare oggi più urgente che mai, la mostra dà spazio e continuità anche a quelle artiste di ultima generazione, soprattutto italiane, che negli anni recenti hanno ripreso il linguaggio del corpo attualizzando l’eredità ricevuta da chi le ha precedute e realizzando una serie di opere che compenetrano le ragioni artistiche con quelle della politica. Tra queste, la recentemente scomparsa Chiara Fumai che, nella sua video installazione vincitrice del Premio Furla 2013, legge il provocatorio manifesto della scrittrice e attivista statunitense Valerie Solanas, ma anche Silvia GiambroneValentina MiorandiAlice Schivardi e la coppia formata da Eleonora Chiari e Sara Goldschmied, autrici, quest’ultime, della serie Dispositivi di Rimozione in cui foto di tragici eventi che hanno segnato la storia italiana sono “popolate” da figure di donne nude.

Corpo a Corpo

Chiara Fumai, Chiara Fumai reads Velerie Solanas, 2013

Tutto lascia presagire che la ricerca sperimentale attraverso il corpo, utilizzato come mezzo espressivo privilegiato per sondare le esperienze dell’essere umano e liberare i flussi di desideri repressi da una società rinchiusa in tabù atavici, abbia ancora molto da dire e che sia anzi in qualche modo necessaria al singolo individuo così come alla società tutta, esattamente come lo sono le estreme esibizioni del movimento dell’Azionismo viennese dove la performance diviene il luogo simbolico in cui viene catturata tutta la conflittualità sociale e culturale. Le azioni di Hermann Nitsch, tra crocifissioni e squartamenti di animali dalla forte componente mistica e rituale, da sessant’anni non smettono di sconvolgere e scandalizzare in una coinvolgente azione catartica che libera chi vi partecipa dalla violenza e dalle manie omicida accumulate durante la routine quotidiana. Cariche di implicazioni religiose, di rivendicazioni politiche e di pulsioni inconsce, tutte queste esperienze estetiche, spesso esibite al limite del comune concetto di decenza, esprimono ancora una volta come il nesso tra arte e vita sia assolutamente inscindibile e soprattutto come la natura effimera e transitoria di questo tipo di esperienza artistica resa fruibile solo dal mezzo video e fotografico, faccia parte di un messaggio preciso: quello che induce a riflettere sulla caducità del corpo umano, così fragile e fugace ma al contempo capace di veicolare messaggi tanto potenti.

Corpo a Corpo

©Marina Abramovic and Ulay, Relation in Space, 1976

©Tutti i diritti riservati

Informazioni su Valentina Gallinari

Fondatrice di Octopus Art Magazine, è una storica dell'arte che ama la fotografia e i linguaggi artistici contemporanei. Laureata presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi su censura e trasgressione, continua ad approfondire le tematiche della violazione dei tabù, dell'universo simbolico dei rituali e a narrare tutto ciò che vale la pena di essere raccontato.
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