Riapre la Cappella della Sindone di Guarini, perla del barocco torinese

“L’architettura può correggere le regole antiche, e nuove inventare”. Queste poche e semplici parole di Guarino Guarini (1624-1683), architetto, matematico e filosofo di origine modenese, racchiudono il suo spirito talentuoso e visionario, il suo slancio artistico verso l’innovazione.
Per averne una dimostrazione, oggi si ha finalmente la possibilità di visitare nuovamente uno dei suoi progetti più preziosi e arditi: la Cappella della Sindone a Torino. In restauro dal 1990 e  profondamente rovinata da un incendio nel 1997, il 27 settembre ha riaperto le porte al pubblico che oggi, come quattrocento anni fa, non può che rimanere senza parole.

Torino è fiorita tra la fine del Cinquecento e l’inizio dell’Ottocento, passando dall’essere poco più che una cittadella fortificata a un raffinato organismo impreziosito da elaborate architetture barocche. Tra gli artefici del cambiamento figura Guarino Guarini, formatosi a Roma negli anni di Bernini e Borromini. Guarini si trasferì nel capoluogo piemontese nel 1666 dopo lunga serie di spostamenti tra la Sicilia, la Spagna, il Portogallo e la Francia, su richiesta del duca Carlo Emanuele II che gli affidò il progetto per la realizzazione di una cappella per ospitare la Sindone.
Entrati in possesso del Sacro Telo nel 1453, i Savoia la trasferirono da Chambéry a Torino nel 1563 e inaugurarono i lavori per la costruzione di una cappella che la ospitasse nel 1657. L’eccezionalità della reliquia, e il desiderio dei Savoia che fosse raggiungibile direttamente dall’interno del palazzo, condussero alla scelta della costruzione di un luogo sacro incastonato tra il Duomo e le sale della residenza nobiliare. Il primo a lavorarvi fu l’architetto e ingegnere Amedeo di Castellamonte, proseguendo l’opera del padre Carlo che aveva proposto l’abbattimento del coro del Duomo e la realizzazione di una grandiosa cappella circolare. Il progetto, giudicato troppo semplice e convenzionale, venne preso in mano da Guarini e radicalmente innovato.

La pianta circolare della cappella venne trasformata in modo da includere anche una soluzione triangolare creando, in pianta, un cerchio su cui è sovrapposto un triangolo i cui vertici fuoriescono dalla circonferenza dando vita a tre nuovi ambienti: due circolari che collegano la cappella al Duomo attraverso scalinate i cui gradini richiamano la curvatura della circonferenza, e uno ad arco di cerchio che fonde la cappella con il Palazzo Ducale (oggi Palazzo Reale). Ulteriore movimento è conferito dalla leggera compenetrazione degli spazi così realizzati con l’originale pianta circolare. Il tema del cerchio e del triangolo prosegue in altezza con tre ampie arcate che individuano altrettanti pennacchi su cui poggia un tamburo circolare.
Piena espressione del visionario progetto di Guarini è la cupola, in cui una movimentata leggerezza si appoggia elegantemente sulla cappella terminando in una sorta di elaborata guglia. Lo slancio verso l’alto si concretizza nella sovrapposizione di archetti che, come un ricamo, rivestono l’interno della cupola disegnando sei esagoni concentrici che salgono verso l’alto. La cupola termina internamente in una miscela di componenti architettonici che danno vita a una stella a dodici punte, rischiarata dalla luce che filtra da altrettanti lucernari. L’elaborata architettura si riflette esternamente in una fitta sovrapposizione di elementi concentrici che richiamano la struttura di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma di Borromini.

La luce che penetra dalla stella alla sommità della cupola scivola fino al pavimento di marmo nero costellato da stelle in bronzo. La scelta del rivestimento scuro nasce dal desiderio di evitare riflessi luminosi che distoglierebbero l’attenzione dal prezioso altare centrale, custode del Sacro Telo.
La preziosità della cappella è ulteriormente arricchita dai numerosi richiami simbolici: stelle e esagoni rappresentano l’empireo, le croci sono simboli di redenzione, mentre la Passione di Cristo rivive nelle spine e nelle foglie di ulivo.
Era da quasi trent’anni che i torinesi, alzando gli occhi sopra Palazzo Reale, vedevano la cupola di Guarini impacchettata da teli e avvolta da impalcature. La sua riapertura non rappresenta solamente una grande festa cittadina, ma un’imperdibile occasione per il mondo di ammirare una perla del Barocco.

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Informazioni su Marina Valfrè di Bonzo

Dopo gli studi triennali in Scienze e Tecnologie per i Beni Culturali, Marina Valfrè si iscrive al corso di laurea specialistica in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, completando il percorso accademico nell'estate del 2018 con una tesi sulla fotografia off-camera. Appassionata di arte, cinema e teatro, si sta impegnando per entrare nel mondo dei musei, con l'obiettivo di rendere la cultura più accattivante e accessibile a tutti. Nel tempo libero cura le proprie piante e legge avidamente libri e fumetti.
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